

ll ritorno al legno dello zio Guido
.Tutto è iniziato con una foto apparsa sullo schermo, postata da Marcello, che oggi ha superato i novant’anni. Era l’immagine di un mobile. Una scrivania fatto bene, solida, con quel carattere che solo le mani di un vero artigiano sanno dare. Guardandola, ho sentito di nuovo l’odore secco delle essenze del legno, e sono tornata di colpo all’inizio degli anni ’60, nella bottega di mio prozio Guido, il padre di Marcello. La bottega era in via Nazionale, tra quella del sarto-


Primo gennaio
Inauguro questo nuovo calendario con un impegno profondo verso la gentilezza: l'arte di usare le parole per costruire, per rammendare, per accorciare le distanze. Vorrei che ogni mia parola fosse un dono, pensata per aggiungere valore e mai per togliere luce. E laddove le parole non servono, o dove non sanno essere costruttive, voglio scegliere il silenzio. Non un silenzio di assenza o di indifferenza, ma un silenzio accogliente. È in quella pausa che ci mettiamo davvero in


La sedia vuota
Un’esperienza da purgatorio La cappella dove si sarebbe recitato il rosario funebre era stracolma. Non ci stavano più né persone in piedi né altre sedie su cui far accomodare chi era costretto a star fuori dalla porta. Allungai il collo e individuai un posto libero tra un uomo e una donna; forse era stato occupato da qualcuno che aveva dovuto assentarsi improvvisamente. Aspettai qualche minuto. Niente. Allora lo indicai con un cenno a una signora avanti con gli anni appoggiat


L'ultima sfida della banda
Nel paese ventoso, la collina degli aquiloni sorge in una posizione privilegiata e strategica. È il punto d'incontro ideale per le correnti d'aria che, incanalate dal profondo solco del fiume (un tempo letto di un ghiacciaio), soffiano con forza da monte a valle. Da lassù, la vista sulla pianura è magnifica; uno sguardo che per qualcuno, nelle giornate più limpide, azzarda a toccare persino il mare. I dolci pendii delle Prealpi incorniciano la scena, creando uno sfondo pitto


Primi anni a Caldonazzo
L'aria tra Caldonazzo e Levico, in quel tratto di piana accarezzato dal sole e dai due laghi, aveva il profumo inconfondibile delle mele mature. Era una fragranza dolce e aspra che, da fine estate a novembre, faceva risuonare il paese e la campagna di una gioia semplice e operosa. Il Maso delle Mele Regine era uno dei cuori pulsanti di quel raccolto. Grande, solido, con le sue vecchie mura pronte ad accogliere il tesoro dei frutteti. Ogni mattina, il rituale era lo stesso:


I cavalli immortali
Una pesca di beneficenza, quattro cavalli di ceramica e un finale inaspettato. Il curioso destino di alcuni oggetti a cui sembra...


R di ricordi. Pensieri sparsi.
Avvicinandosi la fine della mia sesta decade in cui gli anni vissuti sono ormai la parte prevalente del tempo che mi è stato assegnato, i...
















